La scuola di jujutsu "Hontai Yoshin Ryu" è riconosciuta dal Nihon Budokan che è l'Ente Governativo giapponese di tutela del Budo (Arti marziali) tradizionale. Sono riconosciute da questo organismo quelle scuole che hanno documenti e una storia ben documentata, la "nostra" scuola: Hontai Yoshin Ryu Ju-Jutsu & Kobudo è membro effettivo del Budokan proprio perchè ha una storia documentata che risale a quasi 500 anni fa.
Oggi siamo arrivati al 18° Soke (Caposcuola)e l' Hombu Dojo (Scuola centrale) è a Nishinomiya (Città tra Osaka e Kobe).Hontai (principale) yo (salice) shin (spirito) ryu (scuola), questa è la traduzione letterale, ma la cosa fondamentale è che lo spirito con cui questa scuola concepisce il jujitsu si rifà al concetto del salice che, avendo i rami molto flessibili, anche se sottili, quando si carica di neve assorbe il peso e resiste, al contrario di un albero rigido, anche se forte,che ad un certo punto crolla o si spezza. Essa fu fondata da Takagi Oriemon Shigenobu componente di alto rango della casta guerriera giapponese (samurai) al servizio del signore della guerra dell'Oshu Sendai nel dominio di Shiraishi che nacque il 2 Gennaio del 2°anno di Kan'ei (1625), è stato tramandato come un' arte marziale completa basata su quattro settori:kodachi (spada corta), ju jutsu (difesa disarmata), il bo jutsu (arte dell'uso del bastone) e lo iajutsu (arte basata su tecniche di spada che sfruttano il movimento di sfodero per colpire immediatamente l'avversario).
A) KODACHI : il kata di kodachi (kodachi no kata) comprende tre kata di cinque tecniche ciascuno omote no kata,ura no kata,e harishigari no kata , nei quali l'avversario attacca con la spada ed è sconfitto mediante un movimento eseguito nel momento stesso in cui il suo fendente parte per colpire.
B) JU JUTSU è composto da sei forme (KATA) di dieci tecniche (khion) ognuna.
1. GYAKU NO KATA:nel quale l'attaccante viene controllato attraverso azioni sulle articolazioni del polso, gomito, caviglia e altre che comportano l'applicazione di forze contrarie (gyaku) al loro naturale movimento.
2. NAGE NO KATA nel quale l'attaccante viene neutralizzato mediante tecniche di proiezione (nage) nelle quali l'attaccante viene proiettato al suolo
3. OKU NO KATA kata combinato di leve proiezioni e colpi
4. TANTO DORI NO KATA difesa a mani nude da attacchi di coltello.
5. TACHI DORI NO KATA difesa a mani nude da attacchi di spada
6. OMOTE NO KATA.In questi kata viene applicato quello che si chiama il "ju jitsu roppo" (i sei principi del ju jitsu) 1. leve e torsioni (gyaku) sulle articolazioni 2. proiezioni (nage) 3. soffocamenti e strangolamenti (shime)4. colpi in punti vitali (atemi) 5. arresti e bloccaggi (toritsuke) 6. rianimazioni (katsu).Eseguendo queste tecniche si impara ad avere la sensibilità di rompere l'equilibrio dell'avversario,ad avere il senso della posizione e della distanza e a compiere un movimento netto nel momento topico di controllo dell'avversario.
C) BO JUTSU nel quale il bastone lungo (chobo) viene usato sia di punta che di taglio, enfatizzando il fatto che in un primo momento viene usata solo una piccola porzione di bastone e nel momento successivo la sua intera lunghezza.Il bojutsu è composto di tre kata di dieci tecniche ognuno: il CHOBO NO KATA maneggio di base del bastone lungo; il CHOBO KUMITACHI NO KATA nel quale viene studiata l'applicazione del bastone lungo contro la spada (KEN); L'HANBO KUMITACHI NO KATA bastone corto (hanbo) contro spada.
D) IAI JUTSU nello stile YOSHIN IAI : consiste nello studio di tecniche con la katana (spada lunga) che privilegiano l'idea di eseguire una tecnica di parata o di taglio utilizzando il movimento che il braccio compie nel sfoderare la spada.
Il Budo è filosofia. Il Budo è religione. Il Budo è arte creativa.Senza spiritualità il Budo è come la spada del diavolo.Senza creatività il Budo è acqua stagnante.Nella vita ci sono decine, centinaia di strade : impara a camminare solamente sulla via della verità .Così recita il giuramento dell'HONTAI YOSHIN RYU che lascia chiaramente intendere come, nella filosofia di questa antica scuola di arti marziali, gli aspetti spirituali siano forse più importanti di quelli puramente tecnici. Un artista marziale di lingua non giapponese incontra qualche difficoltà a spiegare ciò che fa. Quando deve esprimere le motivazioni interiori che lo spingono a percorrere la via, incespica, ha anche difficoltà a spiegare ciò che fa giorno per giorno, anno dopo anno, non riesce ad esprimere l'attività che occupa il suo tempo in connessione con le arti marziali. L'artista marziale potrebbe dire che ha praticato,che ha studiato,che ha preso lezioni,potrebbe dire di aver fatto ju jitsu o di aver giocato a ju jitsu;in qualche modo nessuno di questi termini spiega correttamente cosa sia in effetti la pratica di un'arte marziale, potrebbe essere corretto affermare che un praticante bambino prende lezioni, ma cosa dire di un maestro settantenne se viene inserita nell'allenamento una nuova tecnica, è giusto parlare di semplice pratica? In giapponese l'atto di praticare un arte marziale viene comprensivamente descritto con la parola keiko. Il termine keiko significa assorbirsi in un processo; allenarsi, praticare, apprendere o essere coinvolti, tutti questi significati sono raccolti nella parola keiko che sarà il verbo che l'artista marziale giapponese userà in maniera adeguata per descrivere ciò che fa. L'artista marziale occidentale si chiede quale termine possa usare,forse gioca al jujitsu? Se così fosse ciò indicherebbe una mancanza di serietà da parte sua, forse pratica il jujitsu? se così fosse, allora per quale scopo esattamente lo pratica? Lo fa per raggiungere un obbiettivo tangibile oppure la pratica in se stessa è sufficiente a motivarlo? Il termine kei significa pensare,cogitare o considerare, il termine ko viene scritto (usando gli ideogrammi giapponesi) unendo il numero dieci a un segno che significa bocca e indica saggezza trasmessa da dieci generazioni, cioè antica, keiko significa quindi "meditare sulle cose antiche".Questo vocabolo, descrive perfettamente la strada percorsa da un artista marziale, un sentiero che dipende per la massima parte da coloro che vi hanno camminato prima di lui. L'allenamento, la pratica, l'apprendimento, sono tutti aspetti funzionali al keiko,ognuno di essi in una maniera o nell'altra, è una contemplazione del passato e non importa come l'artista marziale possa chiamare la sua partecipazione, se entra in essa con lo spirito del keiko, può essere certo che non devierà dal sentiero.Le arti marziali tradizionali hanno sviluppato degli schemi "kata" grazie ad innumerevoli esperienze in battaglia, tali schemi hanno acquisito la loro forma definitiva a costo di spargimenti di sangue e intensi sforzi. Sono sequenze di combattimento: attacchi e contrattacchi , lo sfruttamento delle debolezze dell' avversario nel posizionamento, le manipolazioni di ogni sfaccettatura mentale e fisica, che possono servire ad aumentare le possibilità di sconfiggere il nemico nel combattimento a distanza ravvicinata. Tali schemi di combattimento sono i kata delle arti marziali. Per l'artista marziale sono indispensabili, danno coerenza al suo studio, i kata sono la struttura intorno al quale l' allenamento viene organizzato. Chi non li conosce o non li apprezza di solito li ritiene sterili, inutili sequenze ripetitive di scarso valore in un combattimento reale. La vera natura dei kata tradizionali viene rivelata, solo se è osservata dalla prospettiva interiore dell'artista marziale coinvolto nell'esecuzione dei kata, egli si rende conto che essi propongono numerose sfide: nella sua applicazione pratica, nella scelta del tempo e della distanza, aspetti che richiedono moltissimo tempo per essere esplorati pienamente, ciò che ad un profano può sembrare una forma di apprendimento schiavizzante, schematico e ripetitivo è per l'esperto un metodo di istruzione che gli permette di avere accesso al suo potenziale. La pratica dei kata offre opportunità di creatività e autoespressione inimmaginabili, all'interno della struttura della forma, ci si aspetta una libertà senza legami. Tramite l'imitazione dei movimenti preordinati l'autoconsapevolezza viene soggiogata, il nostro vero io viene alla luce, è un io interiore che pervade ciascun kata con le sue uniche inimitabili qualità.

